L’articolo ricostruisce la politica difensiva nelle province settentrionali dello Stato pontificio (Ferrara, Bologna, Romagna) tra 1598 e 1640, esaminando il ruolo dei militari professionisti e delle milizie del contado. In questo quadro si inserisce la costruzione delle fortezze “alla moderna” di Ferrara (1598) e del Forte Urbano di Castelfranco Emilia (1628): nel primo caso, una fortificazione inserita nelle mura preesistenti di una città di nuovo acquisto, ma che viene staccata fisicamente dal tessuto urbanistico adiacente; nel secondo, una fortezza costruita ex novo in un momento di emergenza su un confine aperto di pianura, per controllare il passaggio su una strada di grande comunicazione. Il lavoro analizza tempi, obiettivi e realizzazioni concrete di questi due nuovi impianti, per capire come fosse immaginata la difesa di questi territori e con quale ruolo queste fortificazioni vi si dovessero integrare, passando in rassegna i problemi connessi alla loro costruzione (progettazione, direzione del lavori, finanziamento, reperimento della manodopera, dei materiali, dei mezzi di trasporto) e i loro attori sociali: gruppi politici di corte e locali, architetti e ingegneri, militari, artigiani specializzati, contadini usati come manovali. Emerge una diversa destinazione tra la fortezza di città e quella di pianura e si riflette sulla politica militare complessiva dello Stato pontificio (e dei piccoli Stati europei) di età moderna.