La parola è lo strumento principale del terapeuta, ma la sua efficacia dipende dal contesto e dall’azione, come dimostrano ricerche che collegano linguaggio e attivazione cerebrale. Anche il corpo, spesso trascurato, è fondamentale: la terapia non può prescindere dall’influenza che esso ha sul dialogo. Attraverso i casi clinici di Marta e Silvia, emerge l’importanza della distanza fisica e della prossemica nel processo terapeutico. L’atto di avvicinarsi o allontanarsi diventa una metafora potente per la connessione emotiva e il progresso della terapia. La riflessione critica sugli approcci contemporanei suggerisce che il corpo, con la sua presenza concreta, è essenziale per un’autentica relazione intersoggettiva, al di là delle parole.