La scrittura in psicoanalisi come esercizio di teoria critica

Titolo Rivista PSICOTERAPIA PSICOANALITICA
Autori/Curatori Giuseppe Civitarese
Anno di pubblicazione 2026 Fascicolo 2026/1
Lingua Italiano Numero pagine 18 P. 21-38 Dimensione file 194 KB
DOI 10.3280/PSP2026-001002
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La scrittura psicoanalitica non è mera trascrizione di pensieri: è corpo, gesto, azione. Come la langue saussuriana è il ghost-writer invisibile delle parole, così l’inconscio è strutturato come scrittura – sistema differenziale di tracce, scarti, silenzi. Il linguaggio non coincide mai con l’esperienza: la nomina, ma così facendo la consuma e in parte la cancella. La scrittura analitica autentica, consapevole di questo limite, procede per via metonímica, come il sogno: non dimostra, ma evoca. Le vignette cliniche ne sono il banco di prova più rigoroso – autoritratto dell’analista, campo in cui affiora inevitabilmente la dimensione estetica e corporea del lavoro. Esempi tratti da supervisioni mostrano come elementi apparentemente insignificanti – uno sfondo scuro, una riga nera, un’omofonia fortuita – possano concentrare valenze inattese, rivelare il negativo che abita ogni testo. Scrivere è dunque un esercizio etico: non perché riveli una verità ultima, ma perché rinuncia a possederla.

Parole chiave:scrittura, linguaggio, corpo, metonimia, vignetta clinica, écriture.

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Giuseppe Civitarese, La scrittura in psicoanalisi come esercizio di teoria critica in "PSICOTERAPIA PSICOANALITICA" 1/2026, pp 21-38, DOI: 10.3280/PSP2026-001002