Nel contesto socioeconomico contemporaneo, governato da metriche di efficienza e da un’idea quasi “performativa” del lavoro, l’inclusione professionale delle persone con disabilità si confronta con dispositivi culturali e organizzativi che tendono a normalizzare la differenza anziché specializzare la normalità. Il presente saggio tenta di proporre una cornice teorico-metodologica unitaria per la transizione scuola–lavoro fondata sulla prospettiva bio-psico-sociale (ICF), sul principio di accomodamento ragionevole (CRPD) e sulla progettazione universale per l’apprendimento (UDL). Dopo aver analizzato i meccanismi del pregiudizio e il passaggio dal “dovere” al “diritto”, si argomenta il valore del lavoro quale dispositivo identitario e di cittadinanza, la funzione della scuola e dei P.C.T.O. come ponte formativo, il ruolo “ambivalente” e continuativo del tutor (scolastico, aziendale e dei pari) e la necessità di reti interistituzionali orientate a un welfare relazionale. Si discutono infine le implicazioni per l’orientamento e per la prevenzione della dispersione, offrendo un set di indicazioni operative per integrare PEI, P.C.T.O. e collocamento mirato in un disegno coerente di Progetto di Vita.