La ricerca ha estratto dal catalogo 105550 titoli
L’affermazione del paradigma corporeo-relazionale suscita resistenze. Che la mente sia relazionale, incarnata e situata, che l’empatia sia prelinguistica e pre-intenzionale, che l’osservatore sia nel sistema osservato, sono acquisizioni consolidate da verifiche sperimentali. A partire da esse, l’empatia nella relazione terapeutica mostra come si ridefinisce il rapporto tra epistemologia e prassi, cercando le condizioni per una continua ricerca di coinvolgimento e distacco, proponendo una delle prospettive più avanzate su cui riflettere.
Il concetto di “terzo analitico” (analytic third) è diventato centrale nella psicoanalisi relazionale e intersoggettiva contemporanea, offrendo un linguaggio suggestivo per descrivere le qualità emergenti e ineffabili dell’esperienza analitica. Tuttavia, in psicoanalisi le metafore tendono spesso ad acquisire un peso ontologico, e il terzo analitico rischia di diventare più di una semplice metafora: un “campo” quasi dotato di agentività che finisce per spostare in secondo piano la centralità della mente individuale. Viene esaminato il concetto di terzo analitico nel contesto della svolta postmoderna della psicoanalisi e sostenuto che la sua portata esplicativa è limitata quando viene applicata alla psicopatologia grave. Muovendo da un punto di vista di realismo critico, si distingue tra una modestia epistemologica (la natura mediata e dialogica della conoscenza analitica) e una inflazione ontologica (l’idea che la psicopatologia risieda “tra” due persone). Il disturbo borderline di personalità funge da caso-test, poiché la sua impressionante ripetitività attraverso relazioni diverse implica l’esistenza di una struttura interna durevole, piuttosto che di un disturbo puramente co-costruito. Una posizione equilibrata consente di preservare il processo relazionale senza dissolvere la realtà intrapsichica.