Il saggio ricostruisce gli orientamenti della Corte costituzionale in materia di accesso degli stranieri alle prestazioni di sicurezza sociale, mettendo in luce le tensioni esistenti tra il principio di eguaglianza e la discrezionalità legislativa anche alla luce dei vincoli derivanti dal diritto dell’Unione europea. L’analisi si concentra sulla distinzione tra prestazioni essenziali e non essenziali, sui requisiti di residenza qualificata quali condizioni di accesso alle prestazioni sociali e sul diverso utilizzo dello scrutinio di ragionevolezza e del giudizio antidiscriminatorio, anche nel quadro del dialogo tra Corti. Ne emerge un panorama non sempre lineare: accanto a decisioni che ampliano la tutela dei diritti sociali degli stranieri si registrano soluzioni più restrittive, il che evidenzia il ruolo centrale, ma talora oscillante, giocato dalla giurisprudenza costituzionale.